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giovedì 14 gennaio 2016

Recensione: "Tre volte all'alba" di Alessandro Baricco

Ciao a tutti, miei carissimi lettori.
Come state? tutto bene? spero di si.
Oggi io mi sono concessa un pomeriggio molto rilassante all'insegna della lettura, della scrittura e della musica (cosa c'è di meglio?) e dato che ho appena terminato un libro molto famoso e particolarmente amato, ho pensato di non aspettare oltre per scrivere la recensione, in modo da potermi confrontare subito con voi.

Titolo: "Tre volte all'alba"
Autore: Alessandro Baricco
Editore: Feltrinelli
Pagine: 94
Prezzo: 6,50 


TRAMA:
"Venga, le ho detto. Perché? Guardi fuori, è già l'alba. E allora? È ora che lei torni a casa a dormire. Cosa c'entra che ora è, sono mica una bambina. Non è questione di ore, è una questione di luce. Che cavolo dice? È la luce giusta per tornare a casa, è fatta apposta per quello. La luce? Non c'è luce migliore per sentirsi puliti. Andiamo". Si incontreranno per tre volte, ma ogni volta sarà l'unica, e la prima, e l'ultima.

RECENSIONE
La mia esperienza:
Le mie amiche ovviamente non possono dirsi delle drogate di romanzi (come la sottoscritta) ma a molte di loro piace leggere e, dato che ormai mi conoscono, spesso non si fanno tanti problemi a fermarmi per esprimermi il loro amore per un romanzo, o anche semplicemente per consigliarmi (obbligarmi) a leggerne uno.

Devo ammettere che anche se molte volte i nostri gusti non combaciano, specialmente per quanto riguarda i generi, cerco sempre di accontentarle (e non perché ho paura che in caso contrario potrei ritrovarmi senza una mano, s'intende...) e così è andata anche questa volta.

Sono mesi che una delle mie più vecchie amiche cerca di convincermi a leggere un libro qualsiasi di Alessandro Baricco, così ieri sera, dopo un pomeriggio passato sui libri di scuola, ho deciso di concedermi una piccola ricompensa. Sono andata a sognare ad occhi aperti tra gli scaffali della Feltrinelli e, come capirete, quando ho individuato un piccolo scaffale dedicato solo a questo famosissimo autore, mi è sembrato un piccolo segno del destino e mi sono decisa a dargli una possibilità.

Scrittura
Baricco ha uno stile particolare. Questo romanzo è quasi esclusivamente costituito da delle conversazioni (che spesso sfociano in aforismi) e sono molto particolari. Infatti, non aspettatevi le solite virgolette oppure i trattini che solitamente distinguono i pensieri e le azioni dei personaggi da ciò che dicono, poiché qui al massimo troverete dei punti e a capo. Certo, si capisce comunque, ma ci vuole qualche pagina per sentirsi a proprio agio con questa particolare scrittura.

La scrittura in generale è molto lineare, semplice. Non ci sono periodi lunghi e complessi che potrebbero rendere il romanzo meno "leggero" e di conseguenza lo consiglio a tutti i lettori che hanno voglia di leggere qualcosa di corto (si finisce in un paio d'ore) e che, allo stesso tempo, non hanno paura di essere confusi alla fine di una lettura.

Ebbene si, devo ammettere che questo libro mi cela ancora parecchi misteri. La sinossi infatti recita: "Si incontreranno per tre volte, ma ogni volta sarà l'unica, e la prima, e l'ultima" e qual'è il problema? direte voi.
Il problema, miei cari lettori, è che la donna che è presente in tutti e tre i capitoli non incontra mai una terza volta lo stesso personaggio. Perciò ho passato parte di questo pomeriggio anche a riflettere sul significato della trama (perché dev'esserci una spiegazione logica) e, dato che sto praticamente impazzendo, credo che  rileggerò il romanzo in modo da farmi un'idea più chiara (se avete dei suggerimenti, delle interpretazioni sono tutta orecchi).

Personaggi
Un'altra particolarità del romanzo è che è diviso in tre parti. Ogni capitolo (sono tre) inizia una storia che è apparentemente indipendente dalle altre e che, tuttavia, sembra avere un filo conduttore (quello di cui vi parlavo prima), ovvero una ragazza, una donna, ed una signora intenta ad andare in pensione, che in realtà non sono altro che la stessa persona a distanza di qualche anno.
In ogni capitolo si capisce qualcosa in più su di lei grazie a degli incontri che sono tutto fuorché tradizionali e noiosi.

Francamente ho paura di non potervi dire molto di più sui personaggi di questo libro dato che sono solamente tre e, se ve ne parlassi, non potrei fare a meno di rovinarvi la lettura con degli enormi spoiler. Quindi fidatevi della mia parola: sono uno più interessante dell'altro.

Conclusione
Mi sento di consigliare questo romanzo nonostante non posso dire di averlo amato alla follia, come invece mi è successo con tanti altri libri. Mi è piaciuto, questo si. Una lettura fresca e vivace che non annoia.


domenica 10 gennaio 2016

Recensione: "Lincolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio" di Murakami Haruki

Buongiorno, mio caro Visitatore,
come stai? Tutto bene? Spero di si. È da tantissimo tempo che non pubblico niente sul blog e devo ammettere che l'emozione è tanta. Spero di non essermi troppo arrugginita e che tu abbia ancora voglia di seguirmi nei miei deliri letterari. So che qualche Visitatore ha scritto dei commenti nei miei mesi d'assenza, e gli chiedo scusa per non aver risposto prima, ma sicuramente lo farò al più presto. Ho deciso di riprendere a tutti gli effetti la mia carriera di blogger, quindi sarò più presente d'ora in poi. Ma ad ogni modo bando alle ciance, è ora di passare ad argomenti più... librosi.

Oggi vi propongo la recensione de "Lincolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio" nella speranza che le mie impressioni possano rivelarsi in qualche modo utili ed interessanti.
Quindi partiamo subito!




Titolo: "L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio"


Autore:  Murakami Haruki


Casa editrice: Einaudi


Copertina: Rigida


Pagine: 260


Prezzo: 20 €









TRAMA:
A Nagoya abitano cinque ragazzi, tre maschi e due femmine, che tra i sedici e i vent'anni vivono la più perfetta e pura delle amicizie. Almeno fino al secondo anno di università, quando uno di loro, Tazaki Tsukuru, riceve una telefonata dagli altri: non deve più cercarli. Da quel giorno, senza nessuna spiegazione, non li vedrà mai più: non ci saranno mai più ore e ore passate a parlare di tutto e a confidarsi ogni cosa, mai più pomeriggi ad ascoltare la splendida Shiro suonare Liszt, mai più Tsukuru avrà qualcuno di cui potersi fidare. Il dolore è cosi lacerante che nel cuore del ragazzo si spalanca un abisso che solo il desiderio di morire è in grado di colmare. Dopo sei mesi trascorsi praticamente senza mangiare né uscire di casa, nelle tenebre di un'infelicità senza desideri, Tzukuru torna faticosamente alla vita ma scopre di essere cambiato. Non solo nel fisico - più magro, dai lineamenti più duri e taglienti - ma anche, soprattutto, nell'animo. Ancora oggi, quando ormai ha trentasei anni, continua a vivere con l'ombra di quel rifiuto che lo accompagna sempre, come una musica che resta sospesa nell'aria anche quando non c'è più nessuno a suonarla. L'incontro con Sara, che intuisce l'inquietudine nascosta dietro l'apparente ordinarietà di Tsukuru, sarà l'occasione per rispondere a quelle domande che per sedici anni l'hanno ossessionato ma che non ha mai avuto il coraggio di affrontare.


RECENSIONE:

La mia esperienza
Ho comprato questo libro spinta da un'irrefrenabile e primordiale istinto che, dopo il mio primo approccio con il mondo degli scrittori orientali (e in particolare con Murakami), con voce persuasiva mi ha sussurrato all'orecchio di lasciarmi trasportare dalla calma e dalla serenità che sicuramente questo romanzo sarebbe riuscito a infondermi. Che dire? Non potevo avere più ragione di così.
In particolare questo autore, riesce sempre ad allontanarmi dai problemi e dalle ansie del vivere quotidiano cullandomi con uno stile di scrittura e di narrazione unico, e attraverso dei personaggi estremamente intelligenti e riflessivi che non si fanno problemi ad affrontare argomenti difficili e complessi (spesso riguardanti la filosofia). Ma non temere V, le conversazioni oppure i pensieri del protagonista non annoiano e, anzi, molto spesso riescono ad appassionare e a stimolare il lettore. 

Quando, con un'imbarazzante pigiama indosso e con una tazza di tè caldo in mano mi sono messa davanti alla libreria della mia camera, e con aria concentrata  e decisa ho pescato questo romanzo, sicuramente non credevo che mi sarebbe piaciuto così tanto. Ammetto che, forse perché in quel momento non ricordavo molto (eufemismo del secolo) della trama, o forse perché dopo alcuni mesi che non leggevo niente che non fosse collegato alla scuola, mi sono limitata a godermi la lettura sin dalle prime pagine (senza troppe aspettative), mi sono innamorata di ogni sua riga, parola, capitolo. Senza eccezioni. Mi azzarderei a dire che "L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio" mi ha davvero aperto un mondo fatto di pacatezza, raffinatezza, crescita, maturità e tanta tanta riflessione.

La scrittura
Il romanzo è divisibile in due parti: il passato (ambientato all'epoca in cui il protagonista frequentava gli ultimi anni della facoltà di ingegneria) e il presente ( in cui Tazaki è ormai un uomo di trent'anni che, ottenuto da diversi anni il lavoro dei suoi sogni, cerca di instaurare una relazione amorosa stabile e sicura ). 

I capitoli sono un continuo e costante alternarsi delle due diverse situazioni; un metodo di scrittura che, lo ammetto, mi piace particolarmente; sopratutto perché a mio avviso riesce a rendere i personaggi molto più vivi e vicini a chi legge. Tuttavia sono convinta che questa tecnica non sia per niente semplice; molte volte, infatti, mi è capitato di rimanere delusa per l'uso poco esperto che ne viene fatto da autori emergenti. Tuttavia, non è certo questo il caso di Murakami Haruki, il quale ormai si è fatto le ossa in veste di autore.

Non nego che possa essere un po' difficoltoso per alcuni, abituarsi al tipo di scrittura e al modo di pensare, tipico del mondo orientale; persino io (che come forse avrete notato) sono una grande ammiratrice di questo genere di libri, ci ho messo un po' ad apprezzare i periodi lunghi, i modi di fare e di vivere, il linguaggio spesso utilizzato dai personaggi...
Eppure ti posso assicurare, caro Visitatore, che dopo un primo momento di perplessità, sé inevitabile innamorarsi follemente del tutto.

I personaggi
Tazaki, il protagonista, è un uomo taciturno e solitario, che non riesce a fare amicizia con facilità ma, allo stesso tempo, che quando si lega ad una persona non riesce a fare a meno di dedicargli tutto se stesso. O almeno questo vale per le amicizie.
Ci viene quasi subito fatto notare, infatti, che non solo, nel corso degli anni, intratterrà poche relazioni sentimentali, ma che quando lo farà non riuscirà mai ad innamorarsi davvero, sebbene sia una persona seria e non abbia paura di impegnarsi.
Il protagonista non da molto peso alla cosa, o almeno non attribuisce al problema alcun legame con l'avvenimento che gli ha cambiato la vita anni prima, quando ancora frequentava il liceo. O forse sarebbe meglio dire distrutta?

Non pensa nemmeno più a quel fatto nella sua tranquilla vita quotidiana, fino a quando non comincerà ad uscire con una donna di nome Sara. Una persona decisa ed intelligente che, dopo una sua confessione da parte del protagonista, riguardante l'avvenimento che tanto lo ha fatto soffrire, gli consiglia di fare un ultimo tuffo nel passato per risolvere delle situazioni che ancora adesso, secondo lei, lo stanno influenzando negativamente.

Tazaki, dopo alcuni giorni, decide di assecondarla e ci guida in una ricerca e in un'indagine sul suo passato che non può fare a meno di appassionare.

La particolarità di questo romanzo sta anche nel fatto che  non ci sono coprotagonisti stabili, a parte, forse, Sara (la quale, però, non si vede spesso nel corso dei capitoli) e di conseguenza non mi sembra fondamentale descrivere tutte le persone che entrano a far parte della vita di Tazaki. Credo, anzi che lasciarveli conoscere, scoprire pagina dopo pagina sia la scelta più giusta in questo caso.

Conclusione
Un romanzo assolutamente consigliato.


Consiglio musicale durante la lettura: https://www.youtube.com/watch?v=FDWUvc5wv7U



venerdì 21 novembre 2014

Maze runner, il labirinto - James Dashner

Buooooongiorno Visitatore :)
Eccomi tornata con una nuova recensione; si è parlato tanto di questo libro negli ultimi tempi ( anche per l'uscita della trasposizione cinematografica ) ed io ero davvero, davvero, davvero curiosa di "esaminarlo" in prima persona.
Vorrei ringraziare Salvia e Menta del blog "Scribacchiando in soffitta" che hanno messo in palio questo romanzo in un giveaway e che, prima di inviarmi la copia, mi hanno perfino fatto piccola dedica sulla prima pagina.
Ancora grazie mille :D

Maze runner


Titolo: Maze runner - il labirinto
Autore: James Dashner
Editore: Fanucci
Pagine: 408 p.
Prezzo: 14,90 €

Trama:
Quando Thomas si risveglia, le porte dell'ascensore in cui si trova si aprono su un mondo che non conosce. Non ricorda come ci sia arrivato, né alcun particolare del suo passato, a eccezione del proprio nome di battesimo. Con lui ci sono altri ragazzi, tutti nelle sue stesse condizioni, che gli danno il benvenuto nella Radura, un ampio spazio limitato da invalicabili mura di pietra, che non lasciano filtrare neanche la luce del sole. L'unica certezza dei ragazzi è che ogni mattina le porte di pietra del gigantesco Labirinto che li circonda vengono aperte, per poi richiudersi di notte. Ben presto il gruppo elabora l'organizzazione di una società disciplinata dai Custodi, nella quale si svolgono riunioni dei Consigli e vigono rigorose regole per mantenere l'ordine. Ogni trenta giorni qualcuno si aggiunge a loro dopo essersi risvegliato nell'ascensore. Il mistero si infittisce quando - senza che nessuno se lo aspettasse - arriva una ragazza. È la prima donna a fare la propria comparsa in quel mondo, ed è il messaggio che porta con sé a stupire, più della sua stessa presenza. Un messaggio che non lascia alternative. Ma in assenza di qualsiasi altra via di fuga, il Labirinto sembra essere l'unica speranza del gruppo... o forse potrebbe rivelarsi una trappola da cui è impossibile uscire.
Recensione:
La trama di questo libro mi ha colpita sin dalla prima volta che l'ho letta.

I labirinti hanno una componente misteriosa e ansiogena che mi incuriosisce e, non avendo mai letto niente che avesse una storia anche lontanamente simile a quella di “maze runner”, non ci ho messo molto a decidere che un giorno lo avrei comprato. Quando poi, partecipando ad un giveaway, ho avuto la fortuna di vincerlo, ho pensato che fosse un segno del destino.
Il fato mi stava dicendo che avrei amato alla follia questo romanzo...
Ebbene, mio caro V., non è andata esattamente così.
Fin dalle prime pagine ho capito che lo stile di scrittura dell'autore non mi piace. Le frasi non sono armoniose tra loro, non si accordano in modo naturale; io amo quando sono talmente tanto immersa nella storia che, ad un certo punto, dimentico di avere in mano il libro, di essere in casa mia, mi dimentico momentaneamente perfino come mi chiamo.... e qui non succede.
La scrittura ha un che di meccanico che non riesce a trasmetterti le sensazioni che, si suppone dovresti provare, e, sebbene la trama potrebbe risultare interessante, non essendo strutturata e sviluppata bene, non riesce a coinvolgerti completamente.

La narrazione comincia quando Thomas, il protagonista, arriva in una radura popolata solo da ragazzi che hanno più o meno la sua età, tramite una sorta di ascensore.
La prima cosa che nota, tra tutto, è lo strano dialetto che i radunari utilizzano. Pronunciano spesso parole come “pive” “fagio” e “caspio”, che lui non ha mai sentito prima di allora.

L'invenzione di questi nuovi termini da parte dell'autore mi è piaciuta molto, anche se, alla lunga, il modo che i protagonisti hanno di parlare ( abbastanza rozzo ) mi è parso come forzato, esagerato e senza uno scopo.

All'inizio le mille domande che Thomas pone, ai ragazzi con cui viene in contatto, sembrano non avere risposta, ma piano piano arriva a capire come funzionano le cose in quel posto. La prima lezione che impara, quella più importante, è che non si può uscire da lì. Oltre alle alte mura che circondano il luogo, infatti, vi è un labirinto abitato da spaventose creature che hanno l'abitudine di uccidere chiunque si trovi sul loro cammino.
Ci sono delle persone addestrate che hanno il compito esplorarne ogni singolo settore tutti i giorni, i Velocisti. Il loro obbiettivo è quello di trovare una via d'uscita ma come è possibile, quando i muri si spostano? Quando non puoi rimanere in quei lunghi e intricati corridoi per più di qualche ora, dato che le poche persone che hanno passato la notte fuori dalla radura sono morte in modi orribili? È possibile? O le la loro speranza e la loro tenacia si riveleranno solo uno spreco di vite e di tempo?



Questo sono poche delle mille domande che ossessionano il protagonista, dalla prima pagina fino agli ultimi capitoli.

E come se non bastasse essere scaraventato in una realtà disorientante e spaventosa come questa, dall'arrivo di Thomas, cominceranno ad accadere molte cose strane che contribuiranno a creargli dei nemici, persone diffidenti che lo incolpano di quei cambiamenti.

Continuare la serie o non continuarla? Questo è il dilemma.
Forse più avanti darò un'altra possibilità a questa storia ma ora come ora, con tutti i libri che mi attendono in libreria e data la delusione che il primo libro mi ha provocato, penso che mi dedicherò ad altre letture di.

Voto:





E tu V.? La pensi come me? Oppure a te è piaciuto?

giovedì 13 novembre 2014

Città di carta - Jhon Green

Caro V, sembra proprio che ultimamente io non riesca ad essere presente sul blog come vorrei.
Ricordo di aver scritto, qualche tempo fa, che ogni martedì avrei pubblicato la recensione di un libro, in modo da visitare “NeverLand” almeno una volta alla settimana.
Come avrai capito, questo è un periodo un po' particolare, pieno di impegni, che mi sta ostacolando non poco nel perseguire questo mio obbiettivo e per questa ragione ti comunico che per un po' di tempo le recensioni, i tag, le rubriche e i post in generale saranno pubblicati con frequenza casuale; e adesso che abbiamo chiarito questo punto credo sia giunta l'ora di parlare di cose serie...

Città di carta


Nome: Città di carta
Autore: Jhon Green
Editore: Rizzoli
Pagine: 377
Prezzo: 16,50 

Biografia dell'autore:


Green nasce ad Indianapolis, ma la sua famiglia si è poi trasferita a tre settimane dalla sua nascita. L'autore ha così vissuto a East Lansing, Birmingham (in Alabama), Orlando, Chicago e a New York, per poi frequentare la Indian Springs School, un collegio e scuola diurna fuori da Birmingham in Alabama. Si diploma al Kenyon College nel 2000 specializzandosi in Inglese e studi religiosi.
Dopo aver lasciato l'università, Green passa cinque mesi lavorando come cappellano in un ospedale infantile per poi iscriversi alla University of Chicago Divinity School, che però non frequenterà. La sua esperienza lavorativa con bambini affetti da malattie mortali lo ispirerà in seguito a scrivere Colpa delle stelle.

Green vive per svariati anni a Chicago, lavorando per il giornale Booklist come assistente editoriale di recensioni letterarie e production editor, mentre scrive Cercando Alaska. Durante il suo soggiorno a Chicago, recensisce centinaia di libri, in particolare di narrativa, sull'Islam o gemelli siamesi. Inoltre scrive recensioni di libri per il The New York Times Book Review e scrive per il National Public Radio's All Things Considered e per WBEZ, una stazione radiofonica pubblica di Chicago. Green si trasferisce poi a New York, dove vive per due anni mentre la moglie frequenta una scuola di specializzazione.

Recensione:


Circa una settimana fa, costretta a fermarmi in centro da impegni scolastici, e avendo un paio d'ore libere per scorrazzare in giro, sono ovviamente finita alla Feltrinelli, tappa inevitabile.
Girovagando tra gli scaffali, con gli occhi che formavano due cuori rossi pulsanti, ho individuato molti libri interessanti che mi sarebbe piaciuto leggere, ma uno in particolare ha attirato la mia attenzione, come solo la luce di una stella potrebbe attirare un insetto.
Hai già capito di che cosa sto parlando, vero V?
Ebbene si, “Città di carta” di Jhon Green, un libro meravigliosamente meraviglioso.
Ma che te lo dico a fare? No dico, hai visto il nome dell'autore? È già di per se una garanzia di emozioni, avventura, investigazione, mistero, amore, amicizia... di meravigliosità insomma.

Il romanzo è raccontato in prima persona dal protagonista, Quentin, detto Q.
Un ragazzo che a prima vista potrebbe sembrare il tipico secchione troppo magro che passa i suoi weekend in camera a giocare alla playstation con i suoi due migliori amici, Ben e Radar ...e in effetti è proprio così, ma lo scopo del libro è proprio quello di far comprendere al lettore che l'immagine che noi abbiamo delle persone, per quanto rispecchi la realtà, è solo parte della storia.
Le persone sono insiemi di tantissimi aspetti e caratteristiche che, talvolta, sono in contrasto le une con le altre, e nonostante questo, convivono in un unico corpo.
Durante la lettura scopriremo, insieme a Q, cose di se stesso di cui non aveva nemmeno sospettato l'esistenza, come l'amore per le avventure, per esempio, il coraggio, la passione per il mistero e la tenacia di scavare sempre più a fondo per cercare la verità, anche quando tutti gli altri sembrano aver perso speranze e interesse.

E persino una cosa che lo accompagna da tutta la vita, un punto fermo (forse l'unico in tutta la vicenda) sembra cambiare radicalmente agli occhi del protagonista: l'amore per Margo, la sua bellissima e popolarissima vicina di casa, una ragazza sempre pronta all'avventura, che non si preoccupa delle conseguenze delle sue azioni, che semplicemente fa ciò che sente, per quanto possa sembrare difficile.
Un'amore che inizialmente aveva come oggetto, non una persona in carne e ossa, con i suoi difetti, le sue paure, le sue debolezze, ma piuttosto un'ideale di coraggio, di vita, di vivacità; un'amore che, come ho detto, muterà, diventerà più maturo e spingerà il protagonista a chiedersi chi è davvero Margo, chi è davvero lui.

Un'evoluzione strabiliante dei personaggi così come delle situazioni, vissute in maniera differente in base al momento e a chi le sta vivendo. Un'evoluzione che è possibile grazie ad un unico, triste e allo stesso tempo eccezionale evento: la fuga di Margo.
Una fuga che lascia dietro di sé indizi complicati che sembrano essere indirizzati proprio a Q., che non potrà far altro che cercare di decodificarne il significato per ritrovare la ragazza di cui è innamorato da tutta una vita. Ma ci riuscirà? E soprattutto, come la troverà? Lei si è davvero suicidata come le macabre tracce che ha lasciato sembrano suggerire? Oppure è solo un gioco, un modo per lasciare dietro di sé un'aria di mistero?

Domande che perseguitano il lettore fino alle ultimissime pagine.

Un libro fantastico che riesce a farti vedere le cose in una nuova prospettiva, che ti apre gli occhi sulla complessità delle persone e sul diritto che tutti anno di essere semplicemente se stessi, a discapito di quello che potrebbero pensare gli altri.

Ogni libro di Green è sempre più bello del precedente, è incredibile che dopo tutte le aspettative che ripongo nei suoi romanzi, lui non mi abbia ancora deluso.
 Non vedo l'ora di leggere “Teorema Catherine” ora.


Voto:


Dal libro: Dopo tutto quell'ascoltare scrive - Rovesci di grandine rabbiosa mi si avventarono contro - Perfetto pensai: ascolti gli altri per cercare di capirli e ascolti tutte le cose orribili e meravigliose che fanno a se stessi e alle persone che li circondano, e alla fine ti sarai esposto molto più tu di quelli che hai cercato di ascoltare


E tu V, che cosa ne pensi? Credi che potrebbe piacerti questo libro? Oppure lo hai già letto? E se si, come lo hai trovato?




giovedì 16 ottobre 2014

Shadowhunters - città delle anime perdute

Buongiorno, carissimo V, come stai? Tutto bene? Spero di si.
Io mi sono appena ripresa dal trauma in cui ho vissuto negli ultimi due giorni; dopo quello che mi è parso come il diluvio universale, infatti, ci sono stati dei problemi con la ricezione dei telefoni cellulari e anche con internet. Come potrai capire vivere senza cellulare e senza internet per tutte quelle ore è stato molto difficile ma, in compenso, ho imparato a fare tante cose: guardarmi intorno, per esempio ( ho notato tantissimi particolari degli ambienti in cui vivo tutti i giorni, di cui non sapevo nulla ), ho addirittura passato una serata con i miei amici senza controllare whatsapp o instangram. Insomma, mi sono sentita un po' come un bambino che guarda il mondo con due occhi sgranati, sempre sorpreso di quello che vede. Quindi, dopo tutto, non è stata un'esperienza così brutta dai.

p.s= Caro V, ti chiedo scusa per non essermi fatta viva la scorsa settimana e per il ritardo di questo post, spero che potrai perdonarmi. In fondo, potrei essere considerata una specie di sopravvissuta ;)

Shadowhunters - città delle anime perdute

Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Pagine: 549
Prezzo: 10,50 €


Trama:

Lilith, madre di tutti i demoni, è stata distrutta. Ma quando gli Shadowhunters arrivano a liberare Jace, che lei teneva prigioniero, trovano soltanto sangue e vetri fracassati. E non è scomparso solo il ragazzo che Clary ama, ma anche quello che odia, suo fratello Sebastian, il figlio di Valentine. Un figlio determinato a riuscire dove il padre ha fallito e pronto a tutto per annientare gli Shadowhunters. La potente magia del Conclave non riesce a localizzare né l'uno né l'altro, ma Jace non può stare lontano da Clary. Quando si ritrovano, però, Clary scopre che il ragazzo non è più la persona di cui si era innamorata: in punto di morte Lilith lo ha legato per sempre a Sebastian, rendendolo un fedele servitore del male. Purtroppo non è possibile uccidere uno senza distruggere anche l'altro. A chi spetterà il compito di preservare il futuro degli Shadowhunters, mentre Clary sprofonda in un'oscura furia che mira a scongiurare a ogni costo la morte di Jace? Amore. Peccato. Salvezza. Morte. Quale prezzo è troppo alto per l'amore? Di chi ci si può fidare, quando peccato e salvezza coincidono? Ma soprattutto: si possono reclamare le anime perdute?

Autore:
Cassandra Clare (Teheran, 31 luglio 1973) è una scrittrice statunitense. Il suo in realtà è uno pseudonimo. La scrittrice è famosa per via della trilogia Shadowhunters (titolo originale in inglese The mortal instruments). Nata a Teheran da genitori statunitensi trascorse la sua infanzia in giro per il mondo visitando Francia, Inghilterra e Svizzera. Stabilitasi negli USA completò qui gli studi e lavorò come giornalista (prima a Los Angeles e poi a New York) dove iniziò anche i suoi primi lavori. Nel 2004 inizia a scrivere la sua trilogia nei cafè e nei ristoranti per non farsi distrarre dai suoi gatti.


Recensione:
La storia riparte esattamente da dove l'avevamo lasciata.
Jace è scomparso, rapito dal suo malvagio fratellastro, Sebastian, che ha compiuto uno strano rito di sangue con il nostro shadowhunter preferito.

Inutile dire che, quando Clary scopre della sua scomparsa, la disperazione raggiunge livelli stellari. Vedremo la protagonista alle prese con la ricerca del suo amato sin dall'inizio del libro, senza una pausa o un minimo segno di arresa da parte sua. Infatti, quando dopo settimane di ricerche da parte del conclave, le viene comunicato che Jace non è più la priorità e che è necessario concentrarsi anche su altri compiti, lei non si da per vinta e tenta il tutto e per tutto con i soliti compagni di avventura: Alec, Simon, Magnus ed Isabel.

E quando il dolore è al limite e anche la speranza comincia a vacillare, accade qualcosa che Clary non aveva nemmeno osato sognare: Jace va da lei; mai si sarebbe aspettata qualcosa di simile, ma sopratutto, non si sarebbe mai aspettata di ritrovarlo in quelle condizioni: in forma, pimpante, sorridente, ironico, insomma, il ragazzo di cui lei si era innamorata...o quasi.
Si, perché com'è possibile che proprio lui, che un tempo disprezzava Sebastian più di qualsiasi altra cosa al mondo, ora sia suo alleato e, anzi, suo amico?
Com'è possibile che non si faccia scrupoli ad attaccare quelli che, fino a qualche settimana prima, erano i suoi amici?
E come può Clary lasciarlo andare un'altra volta, nonostante tutto? Non può.

Dopo un momento di smarrimento la ragazza deciderà di andarsene con lui, proprio come Jace le aveva chiesto di fare, e si ritroverà a dover sopportare e anzi, a convivere con il suo peggior nemico.
Ma che cosa succede quando quella persona che hai odiato, che ha ucciso persone a te care, che è stato capace di prender parte ad un piano terribile, comincia a comportarsi come tuo fratello? Come un tuo amico? Cosa succede quando anche tu capisci che lui è...si, una persona in carne ed ossa? E non solo l'oggetto di tutta la tua rabbia?

Domande che perseguitano il lettore dall'inizio alla fine del volume. La Clare, come sappiamo, è una scrittrice abbastanza sadica, che non si fa scrupoli a spezzare il cuore del lettore per poi rimetterlo inaspettatamente insieme; e anche in “Shadowhunters – città delle anime perdute” non si smentisce e, anzi dimostra di essere in forma smagliante, tanto che arrivi a chiederti se stia davvero per distruggere tutte le tue speranze con l'intenzione di abbandonarti con il cuore in frantumi.
Per la maggior parte della lettura mi sono immaginata Cassandra Clare in un angolino buio, con la sola luce di un fuoco acceso ad illuminarle il volto, le mani che si sfregano davanti al viso e con una risata malefica che, partendo silenziosa per poi arrivare al livello di un soprano, la scuote dalla testa ai piedi. Dici che non sono normale V? Io, al contrario, sono certa che questa sia più o meno l'immagine che tutti i lettori di questa saga hanno della scrittrice. Ma torniamo a noi.

In questo libro assisteremo, oltre che alla delicata situazione che la nostra coppia preferita sarà tenuta ad affrontare, anche allo sviluppo delle relazioni che i coprotagonisti avevano già iniziato nei volumi seguenti. Vedremo una Isabel sempre più aperta e sensibile, ciclicamente in guerra e in amicizia con i suoi sentimenti per il Diurno, Simon. Guarderemo l'evolversi della complicata situazione tra Maya e Jordan, che piano piano, forse arriveranno a fare la pace...e magari anche qualcos'altro.
E poi, è da considerare, anche una storia d'amore che non pensavo potesse prendermi così tanto; quella tra Magnus, il potente e temuto stregone, e Alec, il giovane e inesperto shadowhunter, alle prime armi con le faccende di cuore, che per paura, si sorprenderà a compiere azioni un po' – ma solo un po' – losche.

Che altro posso dire? - mano sul mento in una posizione di intensa riflessione – è una saga che rende dipendenti, spero di poter leggere presto l'ultimissimo volume.

voto: 4

E tu, caro Visitatore? Hai già finito la saga? Oppure, come me, stai ancora aspettando di sapere come finisce tutto?


martedì 30 settembre 2014

La fata delle tenebre - Holly Black

Ti saluto, mio caro Visitatore, e ti accolgo con affetto sia che tu sia un elfo, uno gnomo, un gufo, un chiuaua, una fata, una strega, un mago oppure una creatura ancora più strana di tutte quelle che ho appena elencato: un essere umano O.0
Oggi, su NeverLand, parleremo di un libro che mi è piaciuto parecchio: “La fata delle tenebre” di Holly Black.

La fata di tenebra


Titolo: "Fata di tenebra" ( primo libro della trilogia )
Autore: Holly Black
Editore: Mondadori
Pagine: 232 ( il primo libro della trilogia )

Recensione:

Ho cominciato questo libro perché tra tutti quelli che avevo comprato ultimamente era quello che mi ispirava di più, e direi che il mio intuito, per questa volta, non ha fatto cilecca. Non posso dire che questo libro è diventato uno dei miei preferiti in assoluto ma c'era qualcosa, nella scrittura, o forse nella storia, che mi spingeva a leggerlo con molto piacere; come se per me, sfogliare le pagine de “La fata delle tenebre” fosse diventato naturale come respirare.

È uno urban fantasy un po' diverso da quelli che leggo di solito; non per la storia, che ha una trama molto semplice e nemmeno troppo originale, ma piuttosto per la..crudezza? Si, per la crudezza con cui l'autrice descrive le vicende dall'inizio alla fine. Non ci sono finti buonismi o abbellimenti, ciò che noi vediamo attraverso gli occhi della protagonista è estremamente reale e vivido, proprio grazie al fatto che il tutto viene raccontato in modo diretto, con chiarezza, senza peli sulla lingua.

Forse, è un libro più adatto ad un pubblico adulto, per alcune situazioni poco fini e anche per il carattere della protagonista, Kaye, una ribelle, forte, indipendente che ha le sue idee e che non si fa condizionare eccessivamente da quello che pensa chi le sta intorno.

La sua è una vita piuttosto sregolata: non frequenta la scuola da quando aveva circa quattordici anni, fuma regolarmente e ha una madre musicista più immatura di quanto lei non sia mai stata. Le persone la giudicano strana, fuori dal mondo...e forse hanno ragione, perché la ragazza riesce a vedere le fate! Si, hai capito bene, proprio le fate; ma, ovviamente, quando, da bambina, lo raccontava ai suoi amichetti oppure a sua madre, nessuno le credeva e, anzi, veniva derisa;
così, con il passare degli anni ha imparato a tacere e a tenere per se tutte quelle stranezze che caratterizzano la sua vita.

Kaye, però, non ha mai dubitato del fatto che le tre creature fatate, con cui era solita giocare da piccola, fossero vere; infatti, quando torna a vivere dalla nonna materna dopo tanti anni, le chiama, le cerca e tenta di attirarle con del latte e del pane fuori dalla porta. Nessuno le risponde, tuttavia, e la sue sicurezze cominciano a vacillare, finché, una notte non incontra un uomo bellissimo, affascinante e...gravemente ferito. Ma aspetta un attimo! Che sto dicendo? Quello non era un uomo, era una fata! E in cambio del suo aiuto inaspettato regala alla nostra protagonista tre domande a sua scelta.

Roiben, la fata in questione, è un personaggio che mi è piaciuto molto. Il classico bello e dannato, che ha un'anima buona ma è costretto a compiere atti crudeli ( a volte anche contro la sua volontà ), perché servo della regina del regno delle fate delle tenebre, creature malvagie, che si divertono a causare dolore e sofferenza al prossimo.

Insomma, che cosa posso dire se non che questo libro mi è piaciuto molto? Che leggerò i seguiti, ecco cosa! Eh si, caro V, perchè il romanzo che ti  ho appena recensito fa parte di una trilogia, che, francamente, non vedo l'ora di continuare!

Dal libro: - Sei stata tu ragazza? - chiese l'uomo, respirando affannosamente.
Kaye non era sicura di aver capito bene, ma scosse la testa.Non semprava molto più vecchio di lei.
Di sicuro, non abbastanza vecchio da chiamarla "ragazza".
- Quindi non sei venuta a finirmi? -
Scosse di nuovo il capo. L'uomo aveva gambe molto lunghe, in piedi sarebbe stato altissimo,
molto più alto della norma, più alto di qualsiasi altra creatura del Paese delle Fate,
eppure Kaye non aveva dubbi sulla sua natura,
per via delle orecchie appuntite che facevano capolino dai capelli bagnati,
e per la bellezza incredibile della figura, una bellezza che la lasciava senza fiato.
L'uomo si lecco le labbra. Erano sporche di sangue.
- Peccato - disse piano

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